Eccellenza d’Abruzzo n. 5 – Castellalto (TE): borgo medievale di Castelbasso

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Dal progetto Retina (vedi articolo precedente) a descrivere l’eccellenza di Castelbasso, il passo è breve.  Su un’altura alla sinistra del fiume Vomano sorge l’incantevole borgo medievale di Castelbasso, frazione di Castellalto (Teramo). Borgo fortificato dalla caratteristica forma a goccia della sua cerchia muraria, tra i più suggestivi d’Abruzzo, costruito con pietre del fiume Vomano, mattoni e pozzolana. Il piccolo pagus, che oggi conta circa 130 abitanti, è adagiato sul versante collinare tra Roseto degli Abruzzi e Montorio al Vomano, tra i fiumi Tordino a settentrione e Vomano a meridione.

Le origini di Castelbasso si pongono tra la tarda antichità e l’Alto Medioevo (VI-VII sec.) quando, ormai diventato anch’esso possedimento longobardo, quello che sarebbe stato Castelbasso da insediamento d’altura fu trasformato in castello a seguito delle incursioni saracene (IX sec.). Un castello importante, anche, ovviamente dotato di cinta muraria, una chiesa ed edifici all’interno.

Nel Chronicon Casauriense (una raccolta dove sono trascritti documenti notarili e fatti di cronaca relativi all’illustre abbazia benedettina), infatti, il borgo fortificato è già “Castello Vecchio”, un vecchio castello che fu donato, erano gli anni 1046 e 1047, da Adelberto e Raimondo, due fratelli appartenenti alla classe proprietaria di origine longobarda, al Monastero di S. Clemente a Casauria. Opportunamente arricchito con altri beni e con lungimiranza donato a chi di dovere, quel feudo si sarebbe potuto rivelare utile a impetrare la salvezza dell’anima. Questa era almeno la speranza di Adelberto e Raimondo, che si recarono da Giso, notaio e giudice in Aprutium  dove fecero un atto di donazione a beneficio  appunto del Monastero di S. Clemente a Casauria. Castelbasso  passò quindi sotto la giurisdizione spirituale dell’abate di S. Clemente, anche se nella sua vita laica conobbe altri  4 padroni! Non lasciarono un grande ricordo gli abati di quell’abbazia, se ancora fino a pochi anni fa gli anziani castelbassesi, quando imprecavano, spesso e con inconsapevole memoria storica se la prendevano con “lu patr abbate”.

Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, i Duchi Acquaviva di Atri, probabilmente già dal secolo XIV, riuscirono a impadronirsi del feudo per venderlo, nella prima metà del sec. XVI, ai Valignani di Chieti.

Giovanni Andrea, rampollo di quel casato teatino, il 14 settembre 1652 cedette Castelvecchio a Basso a Don Amico Ricci di Macerata, nominato nel 1657 Marchese di Castelbasso dal re di Spagna Filippo IV.

Nel 1806 Castelbasso, da Università indipendente (il Comune di allora) quale era stata fino ad allora, diventò Università riunita a quella di Castellalto e in seguito semplicemente frazione.

Ancora ben visibili sono le sue mura fortificate, rafforzate da contrafforti e torrioni; quasi del tutte integre sono le imponenti scarpate che una volta reggevano le mura di cinta, all’interno delle quali vicoli angusti, costruzioni restaurate e date antiche incastonate nei muri in laterizio e ciottolame di fiume rievocano magiche atmosfere del passato. Al centro abitato si accede solo attraverso due varchi: Porta della Marina, o Fonte della Porta, nelle vicinanze della quale su un mattone è incisa la data 1467, e Porta Sud.

Si distinguono per un’architettura sobria ed elegante palazzo De Sanctis, palazzo Cancrini e palazzo Clemente, sede della Fondazione Malvina Menegaz.

Castelbasso è un luogo magico dove scoprire un mondo antico e bucolico nel quale però ferve la cultura contemporanea, punto di partenza alla scoperta di molte altre mete vicine tutte concentrate nella vallata del Vomano. Ecco quindi, tra i monumenti religiosi artisticamente più importanti, l’Abbazia di Propezzano a Morro d’Oro (VIII sec.), la chiesa di S. Clemente a Guardia Vomano (IX sec.), quella di S. Salvatore a Canzano (XIII sec.), la chiesa di S. Giovanni ad Insulam a Isola del Gran Sasso (XI) sec.), quella di S. Maria di Ronzano a Castel Castagna (XI sec.), S. Maria la Nova a Cellino Attanasio (XIV sec.), la monumentale Cattedrale di Atri (XIII sec.).

Fonte: www.luciammare.com

Abruzzo protagonista con il progetto Retina

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Cultura è Turismo, Turismo è Cultura! L’Abruzzo protagonista all’Italian Council con la fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso

Castelbasso. Abruzzo protagonista all’Italian Council con Retina, un progetto dell’artista Stefano Arienti a cura di Simone Ciglia promosso dalla Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture, presieduta da Osvaldo Menegaz. Il progetto Retina si è classificato al secondo posto nella terza edizione del bando Italian Council (2018), concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo. La fondazione abruzzese ha ottenuto un finanziamento di 67.520 euro (l’80 per cento del costo complessivo di 84.400 euro).

Tra le istituzioni coinvolte spiccano non poche eccellenze italiane e internazionali, tra cui la Venaria Reale di Torino, la Whitechapel Gallery di Londra, la Van Eyck Academie di Maastricht, la Fondazione Merz e il Point Centre for Contemporary Art di Cipro che si è classificato al primo posto. Tra le 60 candidature arrivate da tutto il mondo – dagli Stati Uniti al Brasile, dall’Etiopia al Giappone – sono state selezionate anche le proposte degli artisti Nico Angiuli, Salvatore Arancio, Rosa Barba, Elisabetta Benassi, Botto Bruno, Eva e Franco Mattes, Mimmo Paladino, Diego Perrone, Diego Tonus.

La Fondazione Malvina Menegaz per le arti e le culture ha ottenuto, con il suo progetto, un punteggio di 98 su 100.

Il progetto Retina di Stefano Arienti, prevede la realizzazione di un arazzo nei laboratori di arazzeria di Penne , e sarà presentato ed esposto nella mostra di arte contemporanea che ogni anno si tiene nel borgo medievale di Castelbasso, corredata da un dettagliato catalogo. Al termine della mostra, l’opera verrà esposta per un mese nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona. “È un risultato che ci onora e che ci entusiasma”, spiega Osvaldo Menegaz, presidente della Fondazione Malvina Menegaz, “soprattutto perché premia una proposta progettuale che fonde la ricerca nel contemporaneo con la realtà in cui la Fondazione Menegaz opera da anni: l’Abruzzo. La regione dove, da decenni, realizziamo mostre ed eventi culturali attraverso i quali intendiamo creare un dialogo tra la ricchezza delle eccellenze artigianali presenti sul territorio e le possibilità dell’orizzonte contemporaneo. Grazie al progetto Retina, la nobile e antica tradizione dell’arazzo, che nell’epoca globale rischia l’oblio, viene filtrata e ripensata attraverso il linguaggio della contemporaneità. Arienti ha saputo generare una proposta capace di tenere insieme passato e presente sintetizzandoli in un’idea inedita”.

Fonte: http://www.abruzzolive.it/

Eccellenza d’Abruzzo n. 4 – Anversa degli Abruzzi (AQ): Gole del Sagittario

Foto by piuturismo.it
Gole spettacolari tra rupi calcaree scavate dal Fiume Sagittario. Bellissime le sorgenti alla base delle Gole.

La Riserva Naturale Regionale – Oasi WWF Gole del Sagittario si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitario (SIC IT7110099) nel Comune di Anversa degli Abruzzi (Aq).

L’area si estende per circa 400 ettari, un vero e proprio scrigno di natura a poco più di un’ora da Pescara e da Roma. Un profondo canyon tra rupi calcaree scavato dal fiume Sagittario, offre rifugio anche all’orso minacciato dalla frammentazione dei boschi.

CONTATTI E ORARI

L’oasi è aperta tutto l’anno. A luglio e agosto visite guidate tutti i giorni.
Gruppi e scolaresche tutti i giorni, tutto l’anno su prenotazione.Ingresso Oasi
Strada Comunale Fiume Sagittario,
Loc. Sorgenti di Cavuto
67030 Anversa degli Abruzzi (Aq)

Telefono: 0864/49587
e- mail: riservagolesagittario@gmail.com

Gli uffici dell’Oasi si trovano in
P.zza G. Manso, 5
67030 Anversa degli Abruzzi (AQ)

Fonte: http://www.wwf.it/oasi/abruzzo/gole_del_sagittario/

Eccellenza d’Abruzzo n. 3 – Ancarano (TE): il borgo fortificato

Foto by tesoridabruzzo.com

Una storia ricca di suggestioni e fascino quella di Ancarano. Sorto intorno ad un tempio dedicato ad Ancaria, dea venerata dai Piceni ed innamorata di Giove, il borgo fu distrutto dai Franchi di Pipino e ricostruito da Carlo Magno, per esser poi donato al vescovo di Ascoli Piceno. Nel Cinquecento fu conquistato dagli spagnoli del duca d’Alba.  Ancora oggi, Ancarano custodisce la caratteristica struttura di borgo medievale.

Da non perdere la visita alla seicentesca Chiesa Parrocchiale, dove tra tele del ‘700  e stemmi vescovili di pregiata fattura, si conservano una statua lignea della “Madonna della Pace” realizzata da Silvestro dall’Aquila ed un’urna dorata del 1759, con le reliquie del patrono San Simplicio.

Restaurata da poco, la Chiesa seicentesca della Madonna della Misericordia.

Del borgo fortificato delle origini, situato sulla collina che si trova tra le valli del fiume Tronto e del fiume Vibrata, si può ancora riconoscere il profilo delle antiche mura che lo circondavano, rimpiazzate nel tempo da edifici più recenti.

Le due peculiari porte di ingresso al borgo sono rimaste intatte, la “Porta da Monte” a occidente e la “Porta da Mare” a oriente, costruite tra XIV e XV secolo, sono state probabilmente preservate dalla razzia del 1557 ordinata dal viceré Alvarez di Toledo, duca d’Alba, per tenere distanti dal Regno gli eserciti franco-pontifici.

La “Porta da Monte”, edificata coi mattoni, collocata sul fianco ovest della cintura muraria, è contraddistinta da un arcata, incorniciata da una cornice in mattoni di epoca più tarda (1826); nella parte sovrastante, conclusa dal tipico archetto su mensole sporgenti verso l’esterno, destinato a respingere dall’alto gli assalitori, si possono tuttora vedere le aperture dove venivano ancorate le catene utilizzate per alzare il ponte levatoio.

La “Porta da Mare”, posta sul lato est delle mura, ha conservato il varco ad arcata con puntale e sostegni verticali di pietra nella muratura di mattoni, e termina con la stessa struttura architettonica della “Porta da Monte”. Sulla parte che si affaccia all’interno del borgo, restaurato di recente, il varco è sormontato da una volta a semicerchio, inquadrato da
pietra lavorata.

Da notare è l’epigrafe situata sopra la cornice dell’arcata della “Porta da Monte”, scolpita su una lastra di pietra calcarea, in onore del vescovo ascolano Giulio II Gabrielli di Roma; durante il suo primo anno di episcopato, il 1642, la porta venne restaurata e vennero rimesse in funzione sia le serrature che le chiavi. Sempre a Giulio II è riferito l’emblema che sovrasta l’incisione, affiancato da un secondo stemma, che appartiene ai conti Roverella di Ferrara, che furono vescovi di Ascoli e signori di Ancarano; di questa insigne dinastia faceva parte il vescovo Lattanzio (1552-1566), che collaborò alla riedificazione della piccola città dopo l’assedio del 1557. La stessa insegna gentilizia è collocata sopra alla cornice dell’arco della “Porta da Mare”.

Fonti: http://www.inabruzzo.it/ancarano-borgo-fortificato.html

http://turismo.provincia.teramo.it/il-territorio/i-comuni/ancarano

I Santi Guerrieri di Capestrano

Oggi voglio presentarvi uno straordinario prodotto turistico-esperienziale, progettato e realizzato dall’Associazione TREe, in collaborazione con la DMC Terre dei Popoli, l’Amministrazione Comunale e la Pro-Loco di Capestrano,  in occasione dell’evento Open Day Winter 2016 organizzato dalla regione Abruzzo.

Scopo dell’attività è stato quello di far vivere agli ospiti che hanno partecipato numerosi,  il magico evento esperienziale intitolato “I Santi Guerrieri di Capestrano”. Le persone-ospiti hanno avuto l’opportunità di conoscere e scoprire in una modalità nuova ed originale, lo straordinario “duetto” costituito dal “gioiello” dell’italico Guerriero di Capestrano,  icona simbolo di Capestrano e dell’Abruzzo, uno dei più grandi misteri archeologici di tutti i tempi e dalla “perla” di San Giovanni da Capestrano, l’Apostolo dell’Europa unita, “The soldiers saint” come è stato definito, Santo Uomo di chiesa e imitatore di Cristo, ma soprattutto grande Persona che ancor oggi dobbiamo ringraziare perché difese nel 1500 i territori e la cultura dell’Europa dalla terribile minaccia dell’invasione musulmana. Durante la manifestazione, l’associazione TREe ha celebrato l’epopea di questi due straordinari e storici simboli, attraverso una originale esperienza allo scopo di far emozionare gli ospiti facendo loro scoprire quali elementi avessero in comune i due epici personaggi  che all’apparenza, oltre al fatto di essere “originari” di Capestrano, avevano ed hanno storicamente  e culturalmente ben poche cose in comune l’uno con l’altro.

Il concept esperienziale è stato pertanto definito nella scoperta delle affinità elettive di questi due straordinari personaggi, vissuti l’uno a distanza dell’altro di circa 1.600 anni, un Santo Soldato e colui che riteniamo essere stato un Soldato Santo; uno Soldato di guerra e uno Soldato di Cristo, con l’obiettivo di far vivere alle persone, in modalità anche interattiva, i racconti e le  esperienze del Guerriero di Capestrano e del Santo Apostolo d’Europa, San Giovanni da Capestrano, alla ricerca del sottile filo esperienziale che li tenesse uniti.

Tutto ciò ambientato nello straordinario palcoscenico della Valle Tritana, immersi in un incantevole scenario naturale con ricche sorgenti e falde acquifere che danno origine per risorgiva ad uno dei più incontaminati e limpidi fiumi d’Europa il Tirino; sorprendenti presenze archeologiche, testimonianza della più antica e numerosa presenza dell’uomo risalente al mesolitico; e poi l’epopea dei Vestini, con la predetta scoperta del Guerriero di Capestrano, e un un fiorente passato testimoniato dal meraviglioso e nobile castello medievale, il Castello Piccolomini; e ancora, l’antico borgo che racconta scene di peste testimoniate da resti di mura bruciate per combatterla; la millenaria abbazia di San Pietro ad Oratorium e il “misterioso mistero” del Sator; uno dei santi più importanti nella storia del cristianesimo, San Giovanni da Capestrano; il piccolo museo della sua casa natia; il relativo convento-museo con annessa straordinaria biblioteca e il suo visibile miracolo, il miracolo del Piatto di San Giovanni. Un piccolo borgo, quindi, che annovera tutte queste meraviglie, un genius loci di grande impatto, un concentrato di eccellenze senza paragoni, in un territorio di soli 43 km2, da conoscere assolutamente e da divulgare inevitabilmente al mondo intero! 

Ma come si è sviluppata la trama esperienziale?  Nel meraviglioso palcoscenico esperienziale della regione verde d’Europa, l’Abruzzo, in provincia dell’Aquila, nell’alta Valle del Tirino, nel piccolo centro agricolo di Capestrano di soli 892 abitanti, borgo da un ricco passato medievale, assiso tra l’altopiano di Navelli e il territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in compagnia degli ospiti che indossavano il tipico cappello stile borsalino, ci siamo calati nella tipica atmosfera anni ’30 (periodo del ritrovamento da parte del contadino Castagna della statua del Guerriero di Capestrano), inizialmente vissuta all’interno dell’ossidionale rocca del Castello Piccolomini, interrogandoci, grazie all’interazione con degli attori in scena, sulla vita del Santo e sulle sue azioni militari. Passando di guerra in guerra, siamo successivamente entrati, in rigorosa modalità esperienziale, nella più famosa necropoli arcaica del territorio da cui provengono il celebre “Guerriero” e la sua probabile figlia (o consorte) la Dama di Capestrano ed abbiamo cercato di scoprire quella che abbiamo ipotizzato essere stata si una vita militare, ma anche santa del Guerriero. Siamo poi “tornati” avanti nel tempo, per comparare queste due straordinarie vite, prima visitando l’Abbazia benedettina di san Pietro ad Oratorium monumento nazionale « A REGE DESIDERIO FUNDATA MILLENO CENTENO RENOVATA » e poi il convento dedicato a San Giovanni, simbolo di Capestrano nel mondo, scoprendo i misteriosi lasciti di grande valore appartenuti al Santo conservati, tra cui numerosi manoscritti ed in particolare una bibbia di pergamena del XV secolo ed una bolla di Urbano IV datata 18 aprile 1262. Momento chiave esperienziale è stata la degustazione di assaggi dei tipici piatti del 1500 che era solito mangiare il Santo, come le Volarelle e i fagioli di Capestrano, la chitarra al sugo di gamberi di fiume, il gambero d’acqua dolce, arrosto o “in purgatorio”, che rappresentano l’eccellenza della cucina del territorio, innaffiati dall’eccellente vino autoctono, con chiusura di questo storico walzer enogastronomico con il tradizionale tipico dolce  allo zafferano, il tutto allietato, in un’atmosfera anni ’30, dall’ascolto della famosa canzone di Leon René del 1940 “When the Swallows Come Back to Capistrano” (Quando le rondini tornano a Capistrano), canzone d’amore ispirata agli eventi di San Juan Capistrano città della California nata intorno alla Missione di San Giovanni e resa famosa dalla “leggenda delle rondini” che … è stata poi svelata durante l’incontro. Gli ospiti hanno quindi chiusi gli occhi insieme con noi per sognare e tornare indietro, come in una sorta di macchina del tempo, prima di poco meno di 1 secolo, poi di 700 anni, poi di 2.300 anni e ancora di 700 anni, alla ricerca di affascinanti verità nascoste oppure alla ricerca di se stessi o di altro riguardante l’intimo di ognuno di noi e la nostra più profonda spiritualità; dopo aver visto, assaggiato, ascoltato, toccato, per chi ne ha avuto desiderio, alla fine dell’incontro, ritornati all’era dei  giorni attuali, alla realtà, abbiam ascoltato le splendide e belle preghiere di San Giovanni, immersi nella quiete spirituale dell’Abbazia con un fuori programma, rappresentato per i credenti, dalla celebrazione eucaristica. L’apoteosi esperienziale è stata chiusa con la rievocazione de ” Il rogo della vanità”. Abbiamo infatti acceso un piccolo rogo in piazza e consegnato ad ogni persona un foglio di carta invitandola ad esprimere il desiderio di cosa si fosse voluta disfare. Atteggiamento tipico questo di San Giovanni da Capestrano che invitava ai suoi tempi a disfarsi di oggetti futili a cui si fosse legati, che impedivano alla persona di diventare più umile . Cosa impedisce, causa la vanità, di elevarsi ulteriormente a Dio o semplicemente di migliorare la propria spiritualità? Cosa i propri pensieri e la propria vita suggeriscono su questo importante argomento? Con questo grande interrogativo che riguardava la vita di tutti noi, abbiamo chiuso questa meravigliosa esperienza !

Vuoi consultare la brochure che è stata graficamente progettata per descrivere il prodotto esperienziale?

Clicca qui: Brochure02-ISantiGuerrieridiCapestrano-LOGOcivaturs

Vuoi vedere il trailer dell’evento? Clicca qui e quando atterri nella pagina web, scrolla in basso e avvia il video:

I Santi Guerrieri di Capestrano

Fonte: Centro Turistico Associazione di Promozione Sociale TREe – www.turismoreligiosoabruzzo.it

Eccellenza d’Abruzzo n. 2 – Abbateggio (PE): il borgo paese del farro

Foto by Comune di Abbateggio

Il farro è un antico alimento, la cui coltivazione risale alle epoche più antiche degli Egiziani e delle stirpi del Mediterraneo; anche l´antica letteratura orientale, greca, biblica e romana, parla frequentemente di farro come un nutrimento abituale e come materia di offerta preziosa da presentare alle divinità. Con la comparsa nell´area del Mediterraneo del grano tenero e duro è andato diminuendo progressivamente l´uso del farro, la cui coltivazione permane in zone limitate in aree di montagna con terreni freddi e calcarei; la sua ricchezza consiste nella scarsità di grassi e nell´abbondanza delle sostanza amidacee. La riscoperta di tale alimento è promossa dall´Azienda agricola “Sapori di Bea” in C.da Scalelle, che si occupa della produzione, trasformazione e vendita non solo del farro, ma anche di altri prodotti tipici ed artigianali.
Grazie alla favorevole conformazione morfologica del territorio di Abbateggio, nelle zone più miti si produce con grande maestria anche l´olio, il cui sapore esalta e custodisce i ricordi dell´antica tradizione abruzzese, che si riscopre in particolare presso l´Azienda di Michele Tontodonati e l´agriturismo Il Portone.

FESTA DEL FARRO
Nata nel 1992, è una sagra che vede protagonista incontrastato questo cereale, altrove dimenticato da secoli perché soppiantato dalle varietà più moderne di grano. Ad Abbateggio il farro è stato riscoperto tra le sementi di antiche famiglie contadine locali e da anni è oggetto di attenzione da parte di piccoli produttori locali e della Pro Loco, che ha fatto sua la battaglia per la reintroduzione nell’alimentazione moderna di questo cereale dalle sorprendenti e benefiche proprietà alimentari. La festa ha luogo nel mese di agosto, in occasione della ricorrenza di San Lorenzo, il Patrono del paese. Oltre allo spettacolo delle stelle cadenti nel terso cielo estivo, gli avventori hanno modo di gustare numerose pietanze a base di farro, compresi i dolci, che vengono preparate da esperti operatori del settore. Oltre al farro si posso gustare anche gli arrosticini e le tradizionali “pizze fritte”.

Fonte: www.comune.abbateggio.pe.it

Eccellenza d’Abruzzo n. 1 – Sant’Eusanio del Sangro (CH): l’oasi di Serranella

Foto by wwf.it

Oggi parliamo di una delle eccellenze d’Abruzzo che appartengono al mondo della natura, di cui la nostra regione è florida.  E’ la Riserva Naturale Regionale che con il Lago di Serranella grazie alla sua posizione prossima alla costa adriatica e alla confluenza fra i fiumi Sangro e Aventino è una delle aree più importanti per la sosta degli uccelli migratori. Leggi tutto “Eccellenza d’Abruzzo n. 1 – Sant’Eusanio del Sangro (CH): l’oasi di Serranella”

La bella definizione dell’Abruzzo coniata da TREe

“L’Abruzzo è la regione verde d’Europa! Terra di eccellenze, esperienze ed emozioni uniche. Capolavoro inimitabile, un susseguirsi di sensazioni che esplodono in magiche terapie emotive. Le sue straordinarie montagne con le vette maestose degli Appennini, le bellezze e il continuo susseguirsi dei suoi parchi. Le dolci colline e le belle pianure. Protesa nel mare, che le fa da supporto, l’Abruzzo annovera nel suo territorio eremi incontaminati, santuari sconosciuti, abbazie e oratori d’altri tempi, incredibili reliquie religiose, arte, archeologia, cultura, storia, tradizioni, sapori unici al mondo con arrosticini delizie del palato e vini di immensa bontà. Grandi parchi per una natura incontaminata. Paesaggi unici e borghi incantati. Castelli maestosi. Le grandi civiltà del passato che contribuiscono a rendere l’Abruzzo un immenso patrimonio d’arte e cultura. L’Abruzzo è anche prezioso artigianato con le stupende ceramiche di Castelli, Ma l’Abruzzo è soprattutto mistero! Le 4 province che compongono l’Abruzzo custodiscono preziosissimi tesori, dalle montagne del Gran Sasso e della Majella, allo splendido mare Adriatico”. Vuoi toccare con mano le meraviglie di questa splendida regione? Contattaci e resterai sbalordito!

info@turismoreligiosabruzzo.it

 

Nasce Abruzzomania – Guest Blogging Tourism – Il TUblog, il TUo blog, il blog sul TUrismo per l’Abruzzo

Ho un’idea sul turismo per l’Abruzzo di cui non si parla costantemente e incessantemente come si dovrebbe. Negli ultimi 20 anni ho accumulato molta conoscenza, forse troppa nel settore del turismo, tanto da sentirmi “grasso” di know how, pur non essendo un operatore diretto.  Si, è vero, ho fondato un’associazione di categoria sul turismo no profit con alcuni cari amici, uno in particolare David Giovannoli , anche lui gravido come me di tante belle conoscenze sul turismo, in particolare sull’Abruzzo. Ci siamo anche messi alla prova ed abbiamo organizzato dei prodotti turistico-esperienziali messi in scena a Capestrano e ad Isola del Gran Sasso, in collaborazione con DMC del territorio e amministrazioni comunali, come ad esempio abbiam fatto all’ultimo Abruzzo Open Day Winter, raccogliendo molti consensi. Ma noi facciamo un altro mestiere, quindi che fare? Tenere questo sapere in modalità autoreferenziale e quindi senza costrutto o condividerlo? Ma certamente, viviamo nell’era dello sharing di tutto, quindi condividiamolo, ma come? Ecco l’idea. Un semplicissimo blog, intitolato “ABRUZZOMANIA – Guest Blogging Tourism”, che vuol dire coinvolgere più stakeholder possibili di settore e poi divulgare a go go, divulgare. divulgare, contenuti sul turismo, sul marketing e sull’Abruzzo, con la speranza che questa miccia, una volta accesa possa innescare qualcosa di positivo, perseguendo il nobile scopo di rovesciare finalmente e definitivamente il paradigma turistico, ovvero modificare, nella nostra meravigliosa regione, l’Abruzzo, la cultura turistica un po’ latente! Un progetto ambizioso? Non saprei, ma se le cose in cui credi non le metti alla prova non potrai mai avere risposta a tali forti e importanti domande. Quindi si parte perché la voglia è tanta, ma prima di farlo volevo chiedere agli addetti ai lavori ed anche ai miei concittadini se questa idea, che inizialmente partirebbe dalla nostra bella Francavilla al Mare, per poi diramarsi in tutta la regione, piace e soprattutto, sarà utile? Attendo commenti e faccio sin d’ora spazio a chi vorrà salire in sella e mettersi con noi alla guida di questo bel progetto. Grazie! Paolo D’Intino Presidente Associazione Centro Turistico TREe – Eccellenze, Esperienze, Emozioni