Eccellenza d’Abruzzo n. 18 – Turrivalignani (PE): il mistero dell’Abbazia di San Giovanni e San Vincenzo

San Giuann che svilupp lu cervelle, mentre Sante Vincenze fa passà la febbre, male di cocce e male di vedell”.

Abruzzomania oggi vi presenta la 18° Eccellenza d’Abruzzo:  l’Abbazia di San Giovanni Battista e San Vincenzo, una delle chiese più misteriose d’Abruzzo, la chiesa del “santo consumato“, San Vincenzo considerato in tempi passati taumaturgo in grado di far guarire da malattie in particolare dalla febbre alta, consumato da tanta devozione, che porta i devoti a grattare con un piccolo coltellino un po’ di gesso dalla base della statua che mettono in tasca, statua appunto consumata da questa curiosa usanza popolare fatta per proteggersi dai malanni. Tutto ciò si svolge a Turrivalignani, luogo  ricco di misteri ed enigmi non ancora svelati.

Ricordo che … di eccellenze abruzzesi ne abbiam censite ben 305, una regina per ognuno dei 305 comuni della nostra regione e mancano all’appello 287 Eccellenze, tutte già selezionate! Ogni paese d’Abruzzo merita di partecipare a questo concorso di Eccellenze d’Abruzzo, anche il più piccolo.

Questa abbazia ha una strana e misteriosa storia, infatti non esistono, al momento, notizie storiche sulla fondazione e i vari avvenimenti legati alla Chiesa di Turrivalignani, e di solito viene fatta risalire  per motivi di stile architettonico alla prima metà del XII secolo. Seconda stranezza, è visitabile solo due giorni all’anno, la prima domenica dopo Pasqua per i festeggiamenti in onore di San Vincenzo e fors’anche il 1 novembre, essendo vicino al cimitero comunale, info da verificare quest’ultima. Terza stranezza: vedasi i link presenti sul web per acquisire informazioni dal sito della provincia e dall’archivio fotografico d’Abruzzo che non producono nessun risultato trovato! Una delle poche certezze dovrebbe essere il nome, che sarebbe frutto dell’unione del titolo della chiesa superiore di S. Giovanni Battista, con quello della cripta di S. Vincenzo.

foto by facebook.com

Un edificio quello dell’Abbazia di San Giovanni Battista e San Vincenzo ricco di incisioni e di antichi simbolismi. Negli stipiti interni del portale si scorgono diverse stelle a cinque punte, un piccolo Fiore della Vita, fiore a sei petali inserito in un cerchio, rilevato anche a San Clemente. Come se il costruttore epocale avesse voluto lasciare un marchio di fabbrica, e poi ancora molti sandali del pellegrino, infatti come testimonianza e firma del loro passaggio, i pellegrini incidevano la forma del sandalo accompagnati, in questo caso, anche da uno stemma nobiliare, forse per una visita importante.

Poi, segni di orme e la Croce con le stelle a cinque punte attribuite a rappresentare il passaggio di tanti pellegrini. Segni incisi rappresentano stemmi di antiche famiglie nobili che andavano a invocare il santo, e un disegno in carboncino mostra due cavalieri con una lunga asta che termina con una croce. Erano forse Crociati? 

A Turrivalignani e in alcune chiese italiane, ne troviamo molti distribuiti sul muro perimetrale esterno. Questi segni rappresentano un enorme valore, perché costituivano un diario accurato di quanto accadeva in determinate epoche.
La cripta, l’ambiente più antico dell’edificio, è dedicata al culto di San Vincenzo Martire che viene raffigurato dalle fattezze giovanili e con indosso abiti monastici, con un pennello nella mano destra e un libro nella sinistra, arroccato su un altare rudimentale retto da quattro colonne. Per tradizione dopo aver qui pregato, i fedeli con gesto veloce e deciso asportavano dalla statua piccole scaglie di gesso e colore per poi conservarle nelle loro tasche. Un rituale che preserverebbe dalla febbre alta, in quanto San Vincenzo sapeva miracolosamente dispensare guarigioni.

Per tale gesto Vincenzo è stato identificato come il “santo consumato”, perché continuando a “grattarlo via” di esso rimane sempre meno, quasi fosse metafora di Cristo, del quale in ogni Messa portiamo con noi il nostro personale frammento del Suo corpo sotto forma di ostia consacrata.

In prossimità dell’altare, due colonne differiscono dalle altre per un pesante motivo a “T” ripetuto quattro volte, che emerge dalla loro struttura. E’ un mistero quello delle grandi lettere T in quanto a prima vista potrebbe apparire un elemento decorativo, ma è un’ipotesi da escludere dato che non arrivando fino al capitello, si interrompe a tre quarti di altezza, creando in tal modo un elemento di disturbo più che di abbellimento. Grandi e ripetute T, nodi di Salomone, fiori della vita e stelle a 5 punte, mura che parlano attraverso simboli dalla lettura universale che comunicano quanto l’edificio sia esotericamente importante.” Si tratta sicuramente dell‘aspetto misterico più rilevante di questo edificio che tentativi di interpretazione non hanno svelato. Avrà qualcosa a che fare con i Templari? 

Una chiesa importante, ricca di misteri e quindi ancora tutta da scoprire, ergo l’appuntamento per gli Abruzzomaniaci è per la prima domenica dopo Pasqua, giorno certo della sua apertura che ci consentirà di visitarla come merita!

Fonte: documenti scritti da Roberta Di Renzo archeologa abruzzese esperta di beni culturali

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