Cosenza scommette sul turismo delle origini

Foto by Cosenzaturismo.it

E’ importante implementare nella nostra città strategie e programmi finalizzati al radicamento del turismo cosìddetto delle origini, segmento nel quale si stanno già intraprendendo con successo delle iniziative che vanno ancora di più strutturate. C’è ancora molto da fare, ma i primi segnali in questa direzione sono molto incoraggianti”. Lo ha affermato l’Assessore al turismo e marketing territoriale, Rosaria Succurro. Lo spunto lo ha offerto la pubblicazione di un’indagine, proprio sul turismo delle origini, realizzata dalla professoressa Sonia Ferrari dell’Università della Calabria e dalla dottoressa Tiziana Nicotera, cultore della materia e tutor didattico per marketing del turismo e marketing territoriale alla Facoltà di scienze turistiche dell’ateneo di Arcavacata. L’indagine, inserita nel quindicesimo rapporto sul turismo della Regione Calabria, si è sviluppata attraverso alcune interviste frontali ai turisti delle origini, effettuate presso i punti di informazione turistica del Comune di Cosenza, gestiti dall’Associazione di Promozione Turistica “Città di Cosenza”, dove, in alcuni casi, ai cosìddetti roots tourists, sono stati offerti i servizi richiesti, difficilmente reperibili sul mercato. Le informazioni raccolte hanno riguardato le persone, di origini calabresi, residenti all’estero e che vengono in vacanza in Calabria, anche per comprendere le eventuali attività poste in essere per attirare ed accogliere questa particolare tipologia di turisti.

L’apertura verso questa forma di turismo delle radici si è manifestata già nello scorso mese di maggio con un educational tour cui ha partecipato a Cosenza un gruppo di tour operators canadesi arrivati in città per pianificare l’arrivo, già dalla fine di agosto, di flussi di turisti provenienti dal Nord America. Con i tour operators, anche agenti di viaggio, giornalisti, fotografi e influencer che hanno voluto toccare con mano le opportunità turistiche offerte dalla città di Cosenza, soprattutto dopo il grande investimento dell’Amministrazione comunale e dall’Assessore al turismo e marketing territoriale Rosaria Succurro che hanno puntato con decisione sull’attrattività aumentando la destination reputation di Cosenza e suscitando interesse anche a livello internazionale. I turisti intervistati durante l’indagine sono turisti individuali che viaggiano in coppia (marito e moglie, cugini, amici, di cui entrambi o uno dei due è di origine calabrese). Un aspetto che fa comprendere come questo turismo, per quanto diffuso, sia ancora un fenomeno non strutturato, organizzato in modo indipendente dai diretti interessati. Mentre dai dati sul registro presenze dei punti informativi del Comune di Cosenza e da quelli che emergono dai tour guidati si evince che per altre forme di turismo spesso i visitatori viaggiano in gruppo, per il turismo delle origini non è così. Alcuni di questi turisti richiedono servizi legati alla visita presso i luoghi d’origine, altri si muovono autonomamente alla scoperta dei luoghi, con auto a noleggio o mezzi pubblici di trasporto, richiedendo solo un supporto informativo (mappe della città, guide descrittive, consigli sulla ristorazione, ecc.). Questi turisti, al di là del momento dell’intervista, sono molto più propensi di altri a soffermarsi a chiacchierare con gli addetti agli uffici turistici, a raccontare la loro storia e i ricordi dell’infanzia propria o dei familiari, cercando un’affinità con i vari interlocutori. Si tratta, per lo più, di persone alla ricerca di un senso di accoglienza differente, più forte e più coinvolgente, per essere identificate come calabresi e non come turisti. Per i roots tourists è importante soprattutto che il personale dei punti informativi mostri empatia e capacità di farli sentire “a casa”, che sia estremamente disponibile a soddisfare richieste relative a visite presso il paese d’origine e che abbia una memoria storica su come erano un tempo i luoghi in cui sono tornati dopo tanti anni o che hanno conosciuto attraverso i racconti dei propri avi. Molti dei roots tourists chiedono, infatti, ai tour operator di visitare i paesi d’origine. Perché Cosenza diventi competitiva, sarà necessario fare in modo che essi possano visitare i luoghi delle proprie origini con facilità. Per loro questa visita – ha dimostrato l’indagine sul turismo delle origini per lo sviluppo di strategie di destination marketing – rappresenta un’esperienza irripetibile che conferisce maggior valore al soggiorno nella terra natale propria o dei propri avi. Senza questa visita verrebbe meno la motivazione principale del viaggio e con essa quell’emozione che lega indissolubilmente questi particolari viaggiatori al paese delle origini.

E’ curioso notare che spesso la visita comprende solo in parte siti storici, musei, monumenti e chiese, per concentrarsi su vicoli, case, gente, insomma posti e persone oggetto di ricordi o racconti. E’ sintomatico che un’intervistata brasiliana ha riferito di essere interessata a vedere un vecchio acquedotto dove sua madre faceva dei picnic insieme alla gente del posto e di essere stata a vedere dall’esterno la casa di origine di sua madre, dopo averla individuata grazie ad una vecchia cartolina.

Fonte CosenzaPost.it

Il blogger Paolo D’Intino

Esperto di strategie di pest management e direttore marketing & vendite di azienda leader di settore. Artefice della cultura “green” su scala globale senza veleni per la lotta agli agenti infestanti. Appassionato di marketing management, eccelle per la capacità di organizzare e gestire reti di vendita. Pratica da 25 anni la disciplina dello joga. Si appassiona alla pratica del marketing del turismo circa 20 anni fa iniziando a progettare un piano marketing per il rilancio turistico di Francavilla al Mare. Nel 2016 è tra i soci fondatori ed eletto presidente dell’Associazione di Promozione Sociale Centro Turistico TREe. E’ fondatore nel 2018 del blog Abruzzomania.

Quanto vale il turismo balneare?

Foto by La Torre News

2 miliardi, questo il valore del turismo dei 22.000 gli stabilimenti balneari italiani con una crescita del + 8% rispetto al 2016;  6.000 stabilimenti  del sud per un fatturato di 800 milioni e una media di 130.000 per stabilimento; 3.364 mq la superficie media degli stabilimenti; fatturati in aumento tra il 16 e 23%; Campania, Puglia e Sicilia si confermano regine dell’estate; crescita presenza turistica: Emilia Romagna + 25% – Puglia + 23% – Sicilia + 22% – Liguria: + 19% – Sardegna + 19% – Campania + 16% – spesa media bagnanti: 45/50 euro; il nuovo turista preferisce comprare sempre meno i pacchetti tutto incluso, preferisce fissare la rima tappa in riva al mare per poi spostarsi nell’entroterra. Fonte CNA balneatori.

 

Tourism evolution for fast-growing incomes di Enrico Molinari.

Foto by youtube.com

Le favole strumento di marketing per conquistare clienti nel settore del turismo

Raccontare una storia avventurosa può far addormentare un bimbo oppure diventare un potente strumento commerciale. In fondo è solo questione di marketing e di comunicazione coinvolgente

Chi di noi è mai stato affascinato dal racconto di una bella favola, oppure rapito dalla voce piena e seducente di un narratore che rende ipnotica anche l’etichetta dell’aspirina? Tutti. Sin dalla nostra nascita, e qualcuno ritiene anche prima, ossia nel liquido amniotico, ascoltiamo le favole da voci rassicuranti, i monologhi teatrali, i racconti in tv. In fondo è solo questione di marketing e di una comunicazione efficace.

Bene, questa è una pratica millenaria, utilizzata per far addormentare i bambini, e in fondo anche gli adulti, facendoli perdere in una bella commedia che li faccia sognare o in un action movie sparatutto quando hanno bisogno di staccare dalla frenesia quotidiana. Favola e film quindi al tempo delle relazioni sociali e della velocità delle informazioni vanno a braccetto. Ma a cosa serve una narrazione coinvolgente, in gergo storytelling, in ambito aziendale e d’impresa?

In questi giorni possiamo incrociare a Milano una Mistery Box, su una avveniristica Ape car, che desta un’attenzione impensabile e a cui tutti si avvicinano attratti dall’idea di non aver assolutamente capito di cosa si tratti. Ecco, un controsenso! Eppure funziona. Sarà forse una banca che dedica prodotti online ad una fascia di giovani clienti smanettoni? Un piccolo imprenditore che vuole conquistare il mondo con il concetto di benessere fisico e con i suoi sani centrifugati? Oppure, una volta aperte le ante del trabiccolo, ne uscirà una libreria dalla quale prendere liberamente libri da leggere in pausa pranzo per poi riconsegnarli assecondando la cosiddetta economia della fiducia? Mistero!

Il risultato è un costante capannello di persone di ogni età che si avvicinano, non capendo se gli verrà dato qualcosa oppure se gli verranno addirittura chiesti dei soldi. Chissà allora, cosa potremmo fare utilizzando le parole della splendida lingua italiana per sedurre. Sedurre per attrarre turismo, incantare per raccontare i tessuti e la manifattura dell’alta moda italiana, affascinare nel condividere la bellezza dell’alba quando il contadino si sveglia per lavorare i nostri ortaggi a km. 0, stregare con l’accelerazione da 0 a 100 effettuata da una super auto italiana, rapire il cuore e far trattenere il respiro accompagnando per mano il nuovo cliente in un luogo unico al mondo.

Questa è la seduzione del Brand Italia e di tutte quelle imprese piccole e grandi, capaci di accogliere i nuovi potenziali clienti con la qualità e la bellezza dei prodotti e dei servizi del turismo italiano, ma anche con la scoperta del nostro patrimonio nascosto tra le pieghe dei borghi. Una sfida possibile ed un risultato che funziona bene sia in termini di riconoscibilità della identità aziendale, sia di fatturato. Le imprese italiane però si chiedono a cosa serva avere un responsabile della comunicazione dedicato alla scrittura creativa. La risposta: accogliere le persone e le aziende, cioè i nuovi possibile clienti, siano essi di hotel oppure di un eau de parfum di gran marca.

In realtà, scrivere bene ciò che si fa, coinvolgendo il lettore con uno storytelling appassionante, emozionale e magnetico, è un valido contributo a diventare più ricchi. Ecco allora perché impegnarsi nello scrivere una presentazione memorabile di 5 righe nella nostra homepage aziendale (evitando gli errori di grammatica!), realizzare una newsletter che preveda un’interazione tra chi la riceve e chi la invia, oppure stampare opuscoli informativi per gli uffici di Informazione ed Accoglienza Turistica capaci di anticipare, trasmettere e contagiare le emozioni che vivranno sul territorio. Non bisogna certo essere una multinazionale del lusso o una casa di moda per pensarci.

Se a questo punto, ai professionisti, alle PMI, agli imprenditori ed alla Pubblica Amministrazione ronza ancora in testa la domanda sul perché farlo, l’unica risposta vera è perché altrimenti lo faranno gli altri, prendendosi i clienti che noi non siamo stati in grado di conquistare. E magari fidelizzandoli con due bottigliette di acqua fresca dall’etichetta personalizzata fatta trovare al loro arrivo sotto l’ombrellone il 15 di agosto. E’ la scoperta dell’acqua calda, anzi, in questo caso fredda, il cui vuoto diventa un oggetto cult da sfoggiare con gli amici al ritorno in città.

Possiamo crederci oppure no, ma oggi raccontare favole aziendali che creino emozioni è solo l’inizio per rilanciare le attività produttive locali, con la fortuna che nel nostro paese abbiamo uno strumento di marketing e di comunicazione dirompente: la lingua italiana!

Enrico Molinari – Portavoce Presidente CONFASSOCIAZIONI | professore economia marketing innovation

Nasce Abruzzomania – Guest Blogging Tourism – Il TUblog, il TUo blog, il blog sul TUrismo per l’Abruzzo

Ho un’idea sul turismo per l’Abruzzo di cui non si parla costantemente e incessantemente come si dovrebbe. Negli ultimi 20 anni ho accumulato molta conoscenza, forse troppa nel settore del turismo, tanto da sentirmi “grasso” di know how, pur non essendo un operatore diretto.  Si, è vero, ho fondato un’associazione di categoria sul turismo no profit con alcuni cari amici, uno in particolare David Giovannoli , anche lui gravido come me di tante belle conoscenze sul turismo, in particolare sull’Abruzzo. Ci siamo anche messi alla prova ed abbiamo organizzato dei prodotti turistico-esperienziali messi in scena a Capestrano e ad Isola del Gran Sasso, in collaborazione con DMC del territorio e amministrazioni comunali, come ad esempio abbiam fatto all’ultimo Abruzzo Open Day Winter, raccogliendo molti consensi. Ma noi facciamo un altro mestiere, quindi che fare? Tenere questo sapere in modalità autoreferenziale e quindi senza costrutto o condividerlo? Ma certamente, viviamo nell’era dello sharing di tutto, quindi condividiamolo, ma come? Ecco l’idea. Un semplicissimo blog, intitolato “ABRUZZOMANIA – Guest Blogging Tourism”, che vuol dire coinvolgere più stakeholder possibili di settore e poi divulgare a go go, divulgare. divulgare, contenuti sul turismo, sul marketing e sull’Abruzzo, con la speranza che questa miccia, una volta accesa possa innescare qualcosa di positivo, perseguendo il nobile scopo di rovesciare finalmente e definitivamente il paradigma turistico, ovvero modificare, nella nostra meravigliosa regione, l’Abruzzo, la cultura turistica un po’ latente! Un progetto ambizioso? Non saprei, ma se le cose in cui credi non le metti alla prova non potrai mai avere risposta a tali forti e importanti domande. Quindi si parte perché la voglia è tanta, ma prima di farlo volevo chiedere agli addetti ai lavori ed anche ai miei concittadini se questa idea, che inizialmente partirebbe dalla nostra bella Francavilla al Mare, per poi diramarsi in tutta la regione, piace e soprattutto, sarà utile? Attendo commenti e faccio sin d’ora spazio a chi vorrà salire in sella e mettersi con noi alla guida di questo bel progetto. Grazie! Paolo D’Intino Presidente Associazione Centro Turistico TREe – Eccellenze, Esperienze, Emozioni