Eccellenza d’Abruzzo n. 47 – Pietracamela (TE): il Borgo scavato nella roccia

Continua il viaggio straordinario alla scoperta delle 305 Eccellenze dei 305 Comuni d’Abruzzo.  Oggi Abruzzomania, con la rubrica Eccellenze d’Abruzzo, presenta la sua 47° Eccellenza, , quella del comune di Pietracamela in provincia di Teramo e il suo splendido Borgo scavato nella roccia. Ricordo che di eccellenze abruzzesi ne abbiam censite ben 305, una regina per ognuno dei 305 comuni della nostra regione, per cui ne mancano all’appello 258, tutte già selezionate! Ogni paese d’Abruzzo merita di partecipare a questo concorso di Eccellenze d’Abruzzo per mettere in mostra la sua eccellenza speciale ed avere il suo meritato riconoscimento.

“Pietracamela, abbarbicato ed isolato sull’altura che domina il vasto panorama sulla valle del Rio Arno, prevalentemente costruito e restaurato in pietra locale, è un vero e proprio paese di montagna che si sviluppa in salita, isolato e circondato solo da monti e boschi, con le case tutte vicine e in pietra, con le finestre di legno, i balconi-fienili, i vicoli lastricati, le vecchie fontane e con le strade che non sono altro che strette salite o scalinate nelle quali passano appena due persone affiancate, con bandite macchine, motorini e addirittura inagibili alle bici.”

“Il piccolo borgo medioevale, dal nome originario Petra che deriva dalle case costruite su enormi macigni portati a valle dallo scioglimento dei ghiacciai di Campo Pericoli, fu definito da Monsignor Pensa un nido di Aquile. Pietracamela è arroccata sulle pendici del Corno Piccolo del massiccio del Gran Sasso nell’area protetta del Parco Nazionale omonimo, con il Corno Grande e le sue cime aguzze e le pareti verticali, i ghiacciai, tutte le meraviglie della montagna e i Monti della Laga, con foreste ricche di acque che scendono copiose a valle, in cui vivono il camoscio e dove nel 1991 fu istituita la Riserva naturale del Corno Grande di Pietracamela di 2.000 ettari che comprende il Corno Grande, il Ghiacciaio del Calderone, la Valle del Rio Arno, la Valle del Mavone, Campo Pericoli, il Pizzo d’Intermesoli ed il Bosco della Giuncheria, istituita al fine di reintegrare con un programma di ripopolamento proprio il camoscio d’Abruzzo da tempo estinto (che ne è il simbolo), l’orso bruno marsicano e il lupo appenninico, all’interno di uno scenario d’incomparabile bellezza, che si può godere solo da questo meraviglioso borgo.”

“Le vere ricchezze di questo borgo sono pertanto la natura, il silenzio, la pace ed un paesaggio mozzafiato, e così si presenta in tutta la sua maestosa bellezza al riparo dei roccioni calcarei che delimitano in basso a 1450 m di altitudine anche la località di Prati di Tivo, sede dell’omonima stazione sciistica, sita tra i boschi di faggio dell’Aschiero e delle Mandorle, che si eleva lungo le pendici del Corno Piccolo e il Corno Grande  e del Rio Arno, la più famosa stazione invernale del Gran Sasso d’Italia (1450-2000 m.), con impianti di risalita e dotata di buone attrezzature alberghiere.”

“In questo incantevole scenario, dal borgo partono bellissimi sentieri per passeggiate e trekking sui sentieri storici, mountain bike, ascensioni in quota, alpinismo e roccia (famosa la Palestra di roccia degli Aquilotti). Alcune ipotesi sulle origini del borgo attribuiscono la sua fondazione a popolazioni abruzzesi che vi si stabilirono tra i monti, intorno al XII secolo, considerandoli luoghi sicuri per sottrarsi alle invasioni nemiche, mentre altre ritengono che i primi residenti siano stati gruppi di pastori o di cardatori di lana giunti dalla Puglia, probabilmente di origine brindisina.”

“Gli scorci che vi si intravedono stupiscono per la bellezza e nel guardarli si percepisce la fatica degli antichi pretaroli che praticavano la pastorizia, l’agricoltura e la lavorazione della lana. Gli storici raccontano che verso la fine di settembre, terminate le semine, gli abitanti di Pietracamela si recavano in Maremma, in Umbria, nelle Marche e in Emilia Romagna per la cardatura della lana di cui erano veri specialisti. Le donne invece trascorrevano i lunghi e freddi inverni a filare la lana e a realizzare la tessitura dei carfagni, stoffe di lana che assumevano colori variegati, per mezzo della lavorazione con erbe e cortecce di alberi, utilizzati per proteggere dalle intemperie. Competenza delle donne era anche la tessitura della “tela bianca”, da cui si ricavavano i paponi, le calzature fatte di corda e di pezza che venivano usate dagli alpinisti locali, vista la loro resistenza. Purtroppo lo spopolamento ha causato l’abbandono di queste meravigliose attività artigianali un tempo legate alla pastorizia.”

Foto by webtiscali

“Quando si arriva in paese, il benvenuto è dato se si alza lo sguardo sullo sperone silvestre, dalla preta (che nel 1878 fu di gran lunga ridimensionata nella parte sporgente nel vuoto e che nel 1935 fu fatta sostenere per opera pubblica da un inutile pilastro), dalla chiesa matrice di S. Leucio, costruita nel 1780 e dalla Casa Torre anticamente utilizzata come torre di avvistamento. Il paesaggio che lo circonda è caratterizzato dalla presenza di pareti scoscese, ricoperte da folta e rigogliosa vegetazione costituita prevalentemente da secolari boschi di faggio dell’Aschiero.”

“Tra le strette viuzze, vicoli, stradine a gradinata, punteggiate da piccoli balconi e da terrazzine-belvedere, si trovano numerosi architravi fregiati con stemmi gentilizi e numerose epigrafi che contribuiscono alla narrazione della storia del borgo di , complete o frammentarie, presenti all’interno del paese. Oltre alle magnificenze naturalistiche, il borgo incastonato nella roccia ha una notevole preziosità architettonica testimoniata, procedendo dalla porta verso l’interno del paese, detta la Terra, in cui si possono ammirare le innumerevoli viuzze fiancheggiate da case erette con una tecnica costruttiva istintiva ma razionale e perfettamente rispondenti alle esigenze di coloro che ancora oggi vi abitano. Poi si ammirano il vecchio comune, edifici elevati, con ciottoli e pietre unite da legante, tra il XV e XVI secolo, che conservano peculiari caratteri di autenticità sui diversi monumenti storici di notevole importanza, come antiche iscrizioni spagnole, tracce lasciate nel corso dei secoli, che tramandano e testimoniano ancora oggi la memoria di date, vicende, eventi e personaggi che ebbero nella realtà del borgo, nei diversi periodi, un particolare rilievo.”

“Troviamo l’antico sacro edificio di San Giovanni Battista, del 1432 circondato da case i cui portali recano date dal 1471 al 1616, con l’epigrafe della chiave dell’arco, incisa in caratteri gotici, la più antica che si trova nel borgo che tramanda che la chiesa fu eretta nel mese di giugno dell’Anno del Signore 1432. Poi c’è la chiesa di San Rocco, del 1530, piccolo edificio sacro che si eleva al di fuori dell’incasato del borgo, dedicata al santo protettore degli appestati e dei piagati, eretta durante l’epidemia di peste che colpì il territorio tra il 1528 e il 1529. Oltre all’anno, sul soprassoglio, si trovano scolpiti anche il trigramma bernardiniano IHS e un versetto del Pange Lingua di Sant’Agostino che così recita: «SOA. FIDES. SVFFICIT», e ancora date scritte sulle architravi dei portali, altari lignei e l’acquasantiera cinquecentesca della chiesa parrocchiale di San Leucio, patrono e santo protettore di Pietracamela (lo storico teramano Niccola Palma la ricorda nominata nell’anno 1324 come la chiesa di «S. Leutii de Petra in Valle Siciliani»).  Lungo il caratteristico percorso si possono ammirare il lavatoio pubblico, i resti della chiesa della Madonna e del vecchio mulino comunale ad acqua (tra i ruderi sono ancora ben conservate le due bocche di uscita delle acque), costruito nel XVII secolo a circa 400 metri dal borgo, funzionante con la forza motrice delle acque del Rio Arno.”

“Non è finita, poi ammiriamo Casa Signoretti o Casa de Li Signuritte, con le due finestre bifore con colonnine tortili, sormontate da un architrave sul quale posto in rilievo il probabile simbolo dei cardatori di lana dimora privata ubicata al centro del paese la cui costruzione è databile tra la seconda metà del XIV secolo e l’inizio del XV, con i bassorilievi di una testa e di un paio di forbici (o forse cesoie da tosatore) con le lame aperte che potrebbero rappresentare il simbolo della Corporazione dei lanai, incisi sull’architrave della prima bifora e la Casa Torre, antico edificio che nei tempi passati, fu utilizzato dagli abitanti del paese come torre di avvistamento.”

“Oltre il borgo, c’è il Monte Calvario, rilievo roccioso che sovrasta il corso del Rio della Porta, alla cui sommità sono state disposte tre grandi croci, abbracciato a 1000 m al riparo dei roccioni che delimitano in basso i Prati retrivi (Prati di Tivo) e sopra il paese, tra rocce e fienili, dove resiste un ambiente montanaro molto singolare, più volte ritratto dal pittore Guido Montauti.”

“Pietracamela non è solo un incredibile palcoscenico naturale, ma il tempo ha lasciato in eredità anche, come i ravioli che sono forse il piatto più originale e nei ristoranti del territorio si gustano tutte le altre specialità, come i timballi, l’agnello alla brace, lo spezzatino di capra, lo squisito cacio marcetto e altri formaggi di pecora, i sorcetti (sorta di maccheroncini conditi con formaggio pecorino), le famose “scripelle ‘mbusse”, certi salumi e la pecora alla callara.”

Foto di Antica Locanda, Pietracamela – Tripadvisor

Fonti:

Foto by Abruzzomania ad eccezione di quelle segnalate

http://borghipiubelliditalia.it/project/pietracamela/#1480496816106-48a7f6ef-54ab

https://it.wikipedia.org/wiki/Pietracamela

http://www.comune.pietracamela.te.it/

https://www.stradadeiparchi.it/pietracamela-il-borgo-costruito-sulla-roccia/

 

 

 

Eremi della Maiella e loro Tradizioni n°3 – Madonna della Mazza a Pretoro

La Maiella non ospita solo eremi ricavati dalle numerose grotte sparse tra le cime delle sue montagne. Non è solo il suo ventre materno ad aver ispirato la “rinascita” spirituale degli eremiti che vi si sono recati. Esistono altrettanti luoghi, a volte tra i boschi, altre volte a ridosso di cascate o rupi scoscese, dove l’uomo è riuscito ad entrare, allo stesso modo, in stretto contatto con il Creatore. Libri di pietra scolpiti sulla roccia che nascondono racconti di una cultura millenaria a volte difficile da decifrare ma ancora visibile, almeno in parte, grazie alle espressioni della religiosità popolare tramandateci fino ad oggi. Questo è il caso del terzo eremo in cui ci siamo imbattuti e delle tradizioni a esso correlate, l’Eremo-Santuario della Madonna della Mazza a Pretoro.

Terza tappa dell’itinerario attorno alla Maiella
Portale d’ingresso dell’eremo (foto by David Giovannoli)

Il luogo di culto è stato eretto in onore di Santa Maria del Monte nel XIII secolo per opera dei Monaci Cistercensi della vicina Abbazia di Santa Maria Arabona a Manoppello. Fu in seguito soprannominato Madonna della Mazza per via dello scettro, o bastone, che la statua, risalente al XV secolo, regge nella mano destra come simbolo della Sua regalità. La funzione del romitorio non era soltanto quella di avere un modo per isolarsi e dedicarsi in completa solitudine alla preghiera e alla contemplazione ma anche quella di giocarsi un ruolo strategico nel controllo dei viandanti e dell’attività commerciale e pastorale che transitava sui loro territori. un po’ come si faceva, in realtà, con molti degli altri eremi posizionati sulle vie d’accesso ai pascoli gestiti dalle grandi abbazie. Esso, infatti, sorgeva sull’importante percorso viario, Passo Lanciano, tappa obbligata per coloro che volevano attraversare la Maiella ma noto anche per i suoi importanti pascoli d’altura. L’eremo, però, fungeva soprattutto anche come importante, e a volte fondamentale, ricovero per i passanti che venivano colti dalle improvvise e terribili tempeste e bufere di neve, spesso anche fuori stagione, permettendo di salvare vite e di concedere ospitalità, rifugio e salvezza, non solo spirituale.

Madonna della Mazza (foto by David Giovannoli)
Abbazia di Santa Maria d’Arabona (foto by terrepescaresi)

La struttura si presenta, esternamente, quasi nella sua originaria essenza di antica chiesa medioevale ed è stata realizzata nei pressi di un suggestivo bosco di alta quota. È ancora presente il romitorio dove viveva l’ultimo eremita e che oggi continua a ricevere chi vuole soggiornare in questo luogo.

Bestie, motivi floreali e colonne tortili scolpite con ornamenti, a distanza di mille anni, decorano ancora l’edificio e nascondono un significato che solo in pochi, ormai, possono essere in grado di decifrare. Simboli che aiutavano l’eremita, o chi vi accedeva, a meditare e a riflettere sul proprio cammino interiore, come l’uva decorata sulla parte alta della colonna del portale d’ingresso, che rimanda a diversi significati, in special modo alla festa a cui saranno chiamati tutti coloro che sceglieranno di condurre la propria strada verso Dio, o i due leoni sul portale laterale, ora murato, che ricordavano, a chi vi entrava, la regalità e la sacralità del luogo, nonché di dover rendere conto, un giorno, del coraggio che hanno avuto in vita nel seguire la strada appropriata. O la colomba che, probabilmente serviva a ricordare a tutti che, oltre al coraggio, per seguire la retta via c’è bisogno di umiltà e semplicità di cuore, oltre ai suoi altri innumerevoli significati.

Motivi floreali e tralci d’uva (foto by David Giovannoli)
Leoni rampanti, colomba e motivi floreali sul portale secondario, Eremo della Madonna della Mazza (foto by David Giovannoli)

Un suggestivo sentiero che parte nelle vicinanze dell’Eremo conduce ai suggestivi Mulini Rupestri nei pressi del paese di Pretoro scolpiti nella roccia e simili ai tanti altri eremi nelle circostanze dove, però, si elargiva pane materiale, anch’esso necessario per la sopravvivenza dell’uomo.

Mulino rupestre di Pretoro (foto by David Giovannoli)
Mulino rupestre di Pretoro n.2 (foto by David Giovannoli)
Mulino rupestre di Pretoro n.3 (foto by David Giovannoli)

Nell’eremo persiste ancora un’antica tradizione. Ogni ultima domenica di Aprile gli abitanti di Pretoro prelevano la statua della Madonna della Mazza, dando inizio ai suoi festeggiamenti, e la tengono nella propria chiesa parrocchiale fino alla prima Domenica di Luglio, giorno nel quale la riportano nella sede originaria. Questo perché la leggenda vuole che, il 2 Luglio di molti anni fa, quando i pretoresi ebbero l’idea di traslocare la Madonna in paese, nonostante una nevicata anomala che cadde su Pretoro, la statua fu miracolosamente ritrovata nel suo eremo. Nessuno l’aveva trasportata ma aveva autonomamente deciso di avviarsi da sola a piedi durante la notte. A testimonianza dello straordinario evento accaduto, sulla neve furono trovate le sue impronte. Non può mancare, come ogni eremo che si rispetti, il potere taumaturgico dell’acqua, durante il giorno di festa, che scaturisce dalla vicina fontana.

Dipinto di S. M. della Mazza all’interno della Chiesa madre di Pretoro, Sant’Andrea, dove in estate si ospita la statua dell’eremo (foto by David Giovannoli)
Fontana nei pressi dell’eremo (foto by David Giovannoli)

 

Riferimenti bibliografici:

  • Micati Edoardo, Eremi e luoghi di culto rupestri della Majella e del Morrone, CARSA Edizioni, Pescara 1990, pp. 81-85
  • Tavano Giovanni, Eremi d’Abruzzo: guida ai luoghi di culto rupestri, CARSA Edizioni, Pescara, 2007, pp. 30-32